RetroMagazine nr. 22 – Anno: 2020 – Autore: Edoardo Ullo
Non sono tanti i videogiochi dedicati alla pallavolo indoor ad essere ricordati.
Probabilmente, Super Volleyball – oltre ad essere uno dei primi titoli dedicato a questo sport meraviglioso – è uno dei migliori giochi dedicati di sempre.
Giusto fare un distinguo netto per evitare equivochi: la pallavolo indoor è quella disciplina che si gioca 6 contro 6 nelle palestre e nei palazzetti dello sport che in Italia i bambini degli anni ’70 ed ’80 hanno imparato a conoscere grazie a cartoni animati famosi quali Mimi e la nazionale di pallavolo e successivamente con Mila e Shiro.
Un prodotto atipico e comunque diverso dai numerosi videogiochi rivolti al beach volley (due contro due su piaggia) che imperversavano anche in quegli anni e negli anni ’90 nelle sale e nei sistemi casalinghi di tutto il mondo.

Sviluppato dalla giapponese V-System, Super Volleyball venne poi lanciato in sala giochi distribuito dalla stessa software house giapponese in tutto il mondo e negli Usa da Data East.
Andiamo subito al sodo: la chiave del successo sta nella immediatezza del gameplay unitamente alla sua profondità nonché alla sua curva di difficoltà non troppo ardua ma neppure – avanti nella competizione – troppo facile. Il compito non è facile: portare il Giappone a vincere la medaglia d’oro ai mondiali (che per inciso nella realtà si disputarono l’anno successivo e videro il primo dei tre trionfi iridati consecutivi della nazionale Azzurra). Per farlo bisogna battere tutte le avversarie. Le sfide sono degli scenari che ci portano nelle fasi finali dell’ultimo set, ovvero al tie-break e quindi senza cambio palla.


La scalata all’oro comincia con Cuba, poi Cina, Stati Uniti, URSS (all’epoca era così) per poi entrare nella fase finale. A questo punto, già sicuri del bronzo, si riaffrontano gli Stati Uniti in semifinale e l’Unione Sovietica nella finalissima. Se si perde con gli Usa si conquista il terzo gradino più basso del podio. Se si va in finale, è chiaro il risultato minimo sia l’argento o l’iride in caso di successo. Più avanti si va, più difficili sono gli avversari e più ampio è il distacco da recuperare: dall’11-11 con Cuba all’8-11 con l’Urss nel torneo di qualificazione. Nelle due partite finali, invece, si parte dal punteggio di parità: 8-8. Altra condizione per vincere: bisogna farlo entro 2 minuti e 30 secondi. Che arcade sarebbe sennò?
Il gameplay è piuttosto intuitivo e sfrutta piuttosto bene l’inquadratura da sinistra a destra a scorrimento laterale. Si parte dalla battuta ed a seconda della posizione dello stick e del pulsante si effettuano diversi tipi di servizi: di sicurezza, normale, o al salto.
Ci sono anche tre servizi speciali: una battuta al salto decisamente aggressiva ed in grado di andare a punto almeno la metà delle volte nelle prime due-tre partite, una a pallonetto che fa addirittura volare la palla oltre l’inquadratura della camera con un bell’effetto grafico di profondità del soffitto del palazzetto, ed il servizio Fantasma – che chi vi scrive chiama a foglia morta – che fa certamente punto nei primi tre incontri e che si può fare soltanto una volta. Quest’ultimo è molto spettacolare a livello visivo con la sfera che sembra moltiplicarsi. Generalmente questo è il colpo finale per ovvi motivi tattici. Ma non funziona contro l’URSS.


La fase del gameplay durante la partita prevede l’utilizzo di un giocatore in ricezione, poi dell’alzatore che può – sempre a seconda dei nostri comandi – dettare diversi tipi di battuta. Può fare la classica veloce, molto efficace quasi sempre, o di aprire allo schiacciatore che viene dalla seconda linea (spettacolare quanto pericolosa perché se murati non c’è nessuno a ricevere la sfera) o fare la finta per mandare fuori fase il muro avversario o, ancora si può tentare l’attacco in seconda (sfruttando l’effetto a sorpresa) o ancora tentare il pallonetto più o meno velenoso.
Anche in fase di ricezione si possono fare molte mosse: c’è il tuffo sia in avanti che indietro ma anche il muro. Purtroppo, può anche capitare che questo sfiori la palla e questa voli via senza possibilità di essere rigiocata. Ma se fatto con tempismo può essere un attacco micidiale.


Come dicevamo, il gameplay è piuttosto interessante perché permette tante possibilità nonostante un relativo numero di mosse. Perché ogni tanto anche l’intelligenza artificiale fa degli errori ed è tutto piuttosto divertente. A rendere Super Volleyball memorabile anche la particolare grafica molto cartoonesca con la presentazione del sestetto dei nostri eroi giapponesi e poi un riquadro col ritratto del giocatore che batte, ed un altro dedicato a chi fa punto. Il campo, i giocatori ed il palazzetto dello sport sono ben disegnati. Belle e complete anche le animazioni di atleti in campo e del pallone. Non mancano anche alcune divertenti schermate di intermezzo, soprattutto in caso di sconfitta.


Ulteriore ciliegina sulla torta è rappresentata dal comparto sonoro. Le varie musichette di presentazione sono così orecchiabili che era davvero complicato togliersele dalla mente. Riuscitissima quella di presentazione ma anche quella durante la partita. Inoltre, ad ogni attacco riuscito c’era un commento dedicato: “Nice Block” (Bel muro), “Nice Spike” (Bella schiacciata). Poi due frasi che però non siamo riusciti a capire quando si eseguivano le battute a pallonetto ed a foglia morta e le frasi minimali dell’arbitro che segnalava quando il pallone toccava, o usciva (perché sia gli attacchi che le battute potevano anche andare oltre le righe del campo) o se veniva toccata dal muro.


Insomma, per essere un titolo arcade, Super Volleyball, ha regalato davvero tanto agli appassionati di sport e pallavolo grazie ad un mix riuscitissimo che pur oggettivamente non eccellendo in nessun comparto, è stato in grado di trovare un posto nella storia. Forse anche più dei due sequel che migliorarono ed ampliarono notevolmente la summa tecnica e la varietà del gameplay e parliamo di Power Spike I e II giunti nel 1991 e nel 1994.
» Giocabilità 85%
Titolo adatto a tutti e con una buona varietà di colpi. Non tantissimi ma neppure pochi con una difficoltà spalmata e comunque equilibrata senza troppi momenti impossibili.
» Longevità 75%
Solo sei partita da vincere ma stiamo parlando di un gioco arcade.
Peccato si possa scegliere soltanto un team.
